Cristiana Mastronicola

Cristiana Mastronicola Nata a Frosinone il 15 aprile 1990 e laureata in Storia medievale, moderna e contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma

Se c’è una cosa che non so fare è parlare di me stessa, ma bisogna farlo e tant’è.

Sul perché voglio diventare una giornalista. Non me la sento di far risalire la cosa alla nascita o alla tenera età, tantomeno all’adolescenza.

Il fuoco sacro è rimasto sopito per parecchio tempo prima di manifestarsi con una certa prepotenza con l’avanzare dell’età. Fino ai diciott’anni, infatti, ho vissuto piuttosto spensieratamente tra i campi verdi ciociari e i versi satirici di Giovenale, del tutto incapace di incanalare attitudini e passioni, ma convinta di volermi dedicare all’unica cosa che mi attirasse veramente: la storia. L’esigenza nasceva dall’ignoranza: volevo sapere, volevo capire che cosa mi succedeva intorno e mi sembrava imprescindibile partire da ieri.

Quindi il trasferimento a Roma, dove avrei trascorso i sette anni successivi, intervallati da una breve parentesi di sei mesi irlandesi. Proprio Dublino mi ha fatto comprendere come, nonostante un lavoro e un affitto da pagare, quella era solo una lunga vacanza dall’Italia. Quello che mi sentivo di fare era, invece, tornare a casa e spendermi in qualche modo. In effetti da quel momento tutto è stato piuttosto chiaro.

Tornata a Roma ho frequentato il corso di giornalismo d’inchiesta della Lelio Basso, attratta dalla possibilità di potermi attivare in qualche modo. Sembrerà banale dire che ho capito di voler fare la giornalista frequentando un corso di giornalismo. Forse sì, però riesco a circoscrivere il momento esatto in cui ho sentito sotto la pelle che questa sarebbe stata l’unica strada, la mia strada.

Una specie di piccola inchiesta sul rapporto tra mafia e migranti mi ha portato a casa di Baryali, ventenne afghano arrivato a Roma da Kabul a piedi. A piedi, sì. Lo ripeto sempre due volte, perché è nell’assurdità di quel racconto, nella straordinarietà di quella vita insieme giovane e intensa – troppo, per quell’età – che ho capito. Ho capito che incrociare vite e raccontare storie così sarebbe stato quello per cui mi sarei spesa io. La conferma è arrivata forte e chiara subito dopo, con lo stage presso Libera Informazione.

In quella redazione ho potuto conoscere il mondo del giornalismo, quello vero, quello fatto di domande e, soprattutto, di valori. “Io ho un concetto etico del giornalismo”, diceva Pippo Fava. Ce l’ho anch’io, quel concetto etico: il giornalismo rappresenta la forza essenziale della società.

Raccontare senza compromessi, senza avere la pretesa di cambiare il mondo, ma con la convinzione di poterlo aggiustare un po’. Libera Informazione prima e Articolo21 poi hanno gettato le fondamenta per il mio giornalismo, quello votato alla libertà, alla giustizia sociale e  alla verità. La permanenza in questa Scuola, sono certa, lo rafforzerà.

La mia vita al di là del giornalismo è fatta di tanti dettagli, di libri, penne e taccuini, di Libera – che è la mia seconda famiglia – e dei miei due cani.