Dario Tomassini

Dario Tomassini Se questa non fosse una biografia ma il commento a una partita di calcio leggereste che il mio ingresso in questa scuola è avvenuto in “zona Cesarini”. Pur contento di rendere omaggio alla mezzala juventina che negli anni 30 del novecento era solita segnare dopo il novantesimo, sento il bisogno di raccontare con esattezza quanto accaduto. Sono entrato alla Sgrt di Perugia un mese dopo l’inizio dei corsi, grazie alla rinuncia di due praticanti.

Con la stessa onestà voglio precisare che, a differenza di molti compagni di corso, non sono cresciuto con il sogno di fare il giornalista, semmai lo scrittore.

Sono nato il 15 agosto 1986 a Foligno, città nota per essere, suo malgrado, il centro del mondo. Ho scelto il liceo classico per essere intellettualmente indipendente dai miei genitori, entrambi laureati in chimica. Questa decisione inconsapevole mi ha fatto conoscere la letteratura, passione che non mi ha mai abbandonato.

Ho conseguito con il massimo dei voti la laurea triennale in lettere moderne all’Università degli studi di Perugia. Ora sto scrivendo la tesi magistrale su Robert Altman e Raymond Carver. Anche il cinema è un amore di vecchia data. Durante gli studi universitari mi sono diplomato in chitarra classica e ho collaborato all’organizzazione di campagne elettorali, in ambito comunale e regionale.

Probabilmente non mi crederete ma ho persino provato a lavorare. Dal 2010 al 2014 sono stato istruttore amministrativo nel Comune di Foligno, ufficio staff del Sindaco, il che mi ha permesso di occuparmi dell’organizzazione di eventi bellissimi, come due tappe del Giro d’Italia 2014 o la mostra sulla Madonna di Foligno di Raffaello (insieme ad Eni S.p.a. e Musei Vaticani).

Poi lo scorso 28 ottobre ho ricevuto la chiamata della Sgrt e il giorno dopo ho rassegnato le dimissioni dal mio incarico. Non so in quanti l’avrebbero fatto, non so nemmeno se questa scelta mi premierà, ma il desiderio di scrivere e conoscere il mondo mi ha fatto decidere senza esitare.

Voglio salutarvi citando un autore che ho particolarmente a cuore:
“L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo di immortale: il ricordo che porta e il ricordo che lascia”…(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò).