Elena Testi

Elena TestiSe qualcuno mi chiedesse da quale momento in poi della mia vita ho deciso che sarei voluta diventare una giornalista non saprei rispondere. Quindi, quando mi è stato chiesto di scrivere una biografia, prendendo la “faccenda” molto seriamente, ho trovato l’unica soluzione possibile: chiamare mamma.

La conversazione non è andata male, ma neanche benissimo. Mi ha elencato una lunga lista di insuccessi, i quali, a suo dire, mi hanno spinto su questa strada. Dopo qualche convenevole, la cara mamma ha dato il via al primo affondo, ricordandomi la mia totale assenza di umorismo e quell’episodio in cui a quattro anni mi diressi da lei con l’intento di raccontarle una barzelletta. Il risultato fu infausto. Decisi di cambiare immediatamente mestiere.

Mi buttai quindi nella musica, convinta di partecipare allo Zecchino d’Oro. Persino mio padre bloccò la mia esibizione dopo i primi dieci secondi. Accantonato anche questo sogno, optai per l’unica carriera possibile: la pittura. Al centesimo ritratto del cane, mi stufai. Abbandonai così ogni velleità artistica.

Ormai distrutta nell’orgoglio, e già all’epoca estremamente competitiva, mi armai di pazienza e mi dedicai alla scienza, ma con reticenza.
Veniamo a noi. Inizia a comprendere la potente arte della comunicazione quando mio padre, ogni qual volta iniziavano i titoli del Tg2, mi azzittiva. Apriamo, quindi, l’ultimo capitolo della mia esistenza: il sogno di diventare una giornalista e l’altra fase della mia infanzia, mai terminato se vogliamo essere sinceri.

Da piccola, mentre i miei amici, giocavano con bambole e macchinine, io mi mettevo davanti allo specchio e facevo finta di condurre un telegiornale. Crescendo, la curiosità per il mondo, la passione per la scrittura e il fascino per la notizia non è mai cessato. A vent’anni ho ottenuto la prima collaborazione. Scrivere di cronaca sportiva, senza neanche sapere cosa fosse un calcio d’angolo, non è stato semplice. A incoraggiarmi fu il mio direttore dell’epoca: “Chi sa scrivere, può scrivere di tutto. Basta informarsi e capire”.

Una regola che ho applicato alla lettera, trovandomi poi negli anni successivi, dopo aver scritto di economia, politica e cronaca cittadina, a innamorami di uno dei rami più affascinanti di questo mondo in continua evoluzione: la cronaca nera.

Con il tempo ho compreso che il giornalismo era qualcosa di serio e che bisogna essere bravi, veramente bravi, per saper raccontare bene il mondo che ci circonda. Da qui la scelta obbligata: cominciare tutto da capo e tentare l’ammissione al Centro Formazione Giornalismo Radiotelevisivo.