Giulia Paltrinieri

Giulia PaltrinieriNata a Reggio Emilia il 28 luglio 1991
Laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna

Se ho sempre voluto fare la giornalista, questo non lo so. Ho sempre voluto lavorare con le parole, con le lettere, con le storie: questo sì, me lo ricordo bene. Volevo giocare con i punti e le virgole, modellarli con lo scalpello, mettere le lettere una dopo l’altra. C’è chi mette in piedi le case e chi lavora la terra. Io volevo costruire le frasi, ecco, e non ho mai pensato di poter fare altro.

Sono nata in Emilia, e quella pianura ce l’ho dentro. Se all’orizzonte non vedi niente, le storie – reali o immaginate che siano – te le devi andare a cercare. E io le trovavo nei libri e nelle persone. Mi sono iscritta al liceo classico e ho studiato Lettere. Ho fatto tanti lavori e tanti sogni (a tempo determinato e non), ho visto tanti film. Ho fatto un po’ di politica, tanti caffè, e molte altre cose allo stesso tempo. Ma sono sempre riuscita a camminare più o meno dritta, guardando la mia pianura. C’è chi non ci vede niente, io ci vedo tutto.

Per cercare altre storie, ci sono volute altre città. A Firenze ho imparato il mestiere di redattrice editoriale. A Milano sono entrata fra le pagine della casa editrice Marcos y Marcos e nel suo ufficio stampa. A Palermo, con una piccola televisione locale antimafia, ho preso in mano una telecamera, per la prima volta. Lì ho iniziato a pensare che, nel giornalismo, le parole non sono solo parole ma “sono pietre” e possono cambiare le cose.

Racconto giornalistico o racconto letterario? La mia anima è sempre stata spezzata in due. Poi ho letto A sangue freddo di Truman Capote e ho capito che cronaca e letteratura sono solo due facce della stessa medaglia. Sono partita da Bologna e arrivata a Perugia. E ora vorrei riuscire a fare questo: stare fra la gente e fare cronaca. Con la stessa umanità della letteratura. Perché, come ha detto qualcuno, “il cinico non è adatto a questo mestiere”.