Simona Peluso

simona_pelusoNata a Genzano di Roma il 21 giugno 1990, laurea in Economia e Scienze Sociali presso la Libera Università di Bolzano

Quando mi chiedono “da dove vieni” ho seri problemi a trovare una risposta. La verità è che chiamo “casa” quattro posti diversi, e ho sempre il terrore di tediare chi ascolta. Ho lasciato, felice, le mie belle colline, per iniziare altrove l’università. Sono approdata in un posto di confine, che mostra il mondo senza riuscire ad offrirlo. Così sono partita, ancora, per un Erasmus e uno stage: mezzo anno a Namur, in Belgio, e mezzo a Berlino. Un vortice di cose da vedere, da raccontare agli amici, da scrivere sui social, in giro per il web, sui fazzoletti di carta o dietro gli scontrini.

Dieci anni fa ero sicura di voler diventare una giornalista: se mi avessero raccontato la mia vita futura, mentre intervistavo pastori durante i campi scout, credo sarei scoppiata a ridere. Tecnicamente ho studiato Economia per imparare un linguaggio nuovo, per vedere certe dinamiche con altri occhi, per avere una marcia in più nel giornalismo.

E già che sono stata prolissa, potrei spiegare di aver studiato, in quattro lingue, Economia, Politica e Filosofia, perché il mio corso di laurea si chiamerebbe così.
Ho fatto lavoretti di ogni tipo, avevo collaborazioni, più o meno sporadiche, con testate online e giornali locali; finiti gli studi a Bolzano, un po’ incerta sul da farsi, sono tornata a Berlino, dove mi sono occupata di vari aspetti del marketing e della comunicazione per un’azienda e una start up. Il 2 ottobre 2014 dovevo iniziare un master in Economia Internazionale.

Io ci ho provato seriamente a non fare la giornalista: la vita in azienda non mi piaceva, ma sapevo che il mio percorso mi avrebbe dato accesso a tante altre strade più facili da percorrere. Mi mancava qualcosa, ma cercavo di non darci troppo peso; ho mandato il dossier per la scuola di Perugia perché mio fratello, dopo una conversazione su Skype, mi scrisse dicendo “ti prego, prova”. Secondo me non se ne ricorda. Io ricordo di aver sorriso spesso, mentre tutto diventava via via più concreto: tornare in Italia non è stato facile, ma sono felice di averlo fatto. Ora sono qui, piena di cose da imparare. E non vedo l’ora di entrare nel vivo.