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Perugia, 10 dicembre 2019  

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Istantanee delle rivoluzioni moderne

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Una manifestazione di protesta in Piazza Taksim a Istanbul

di Luca Garosi

Manifestazioni di piazza, scioperi, cortei e marce: le immagini che sono arrivate dall’Ucraina negli ultimi giorni da Maidan, la piazza cuore delle proteste che hanno portato al cambio di potere a Kiev, sono solo le ultime di una lunga serie.

In un’altra parte del mondo, molti Paesi del nord Africa e del Medio Oriente, dal 2010 ad oggi sono stati teatro di rivoluzioni, più o meno violente, ma che hanno portato a profondi cambiamenti.

Forse troppo frettolosamente, questi moti di rivolta sono stati chiamati “Primavera araba”, anche perché, a distanza di anni, poco sembra essere cambiato e in alcuni Paesi si continua a manifestare per chiedere diritti e cambiamenti.

E’ il caso dell’Egitto, dove nel 2011 il presidente Hosni Mubarak fu costretto a lasciare il potere che deteneva ininterrottamente dal 1981. Le proteste di Piazza Tahrir al Cairo, dove si erano radunati decine di migliaia di manifestanti, portarono a nuove elezioni. Mohamed Morsi, eletto presidente della Repubblica, è rimasto in carica soltanto un anno: è stato deposto e messo agli arresti domiciliari dall’esercito che ha preso, di fatto, il potere nel Paese.

A tre anni dalle dimissioni di Mubarak il Paese deve ancora fare i conti con battaglie nelle strade, attentati e attacchi nel Sinai.

Per non parlare della Siria, dove è in corso – dal 2011 – una vera e propria guerra civile tra i sostenitori del presidente Bassar al-Assad e i ribelli che chiedono la sua destituzione.

Nel 2013 le proteste arrivano anche a Istanbul, piazza Taksim da luogo principale dello shopping, centro di interesse turistico e ricreativo si trasforma nel simbolo della protesta contro il premier Erdogan e la sua scelta di demolire il vicino Gezi Park per costruire un centro commerciale.

Mattia CacciatoriTra i tanti giornalisti internazionali presenti in Turchia c’era anche un giovane fotoreporter italiano di 25 anni, Mattia Cacciatori.

Il giovane fotografo ha scelto di prendere in mano una macchina fotografica e cercare di raccontare il mondo, soprattutto le zone colpite dalla piaga della guerra e le aree di crisi. È partito nel 2009 per la Mongolia dove ha realizzato un reportage di viaggio, l’anno successivo è stato in Kenya e Tanzania, poi in Ecuador. Più recentemente ha realizzato reportage dalla Giordania, da Israele e dalla Striscia di Gaza.

Nel luglio 2013, il fotoreporter veronese venne arrestato mentre riprendeva la polizia turca che disperdeva i manifestanti a Gezi Park.  «Sabato sera – raccontò subito dopo la sua liberazione – hanno arrestato 59 persone di tutte le classi sociali, di ogni etnia, sesso o religione. Nella mia cella eravamo 14 persone in 16 metri quadrati».

Al suo rientro in Italia, Cacciatori confidò: «Partirei domani mattina se ne avessi la possibilità, purtroppo – però – non posso tornare in Turchia per un anno. Il movimento di protesta in Turchia ha molto da insegnare su cosa è la democrazia oggi. Tutto il mondo dovrebbe capire i motivi di quella rivolta».

Nonostante l’arresto è riuscito a salvare le foto delle manifestazioni e degli scontri con la polizia turca. «Migliaia di persone hanno preso parte alle dimostrazioni contro il governo di Erdogan – scrive Mattia Cacciatori nell’introduzione al suo fotoreportage -. La polizia ha arrestato, sparato lacrimogeni, acqua chimica e proiettili di gomma. Gli scontri proseguono e contemporaneamente la vita della città non si ferma mai. I bar e le discoteche si riempiono. L’alcool e le droghe dilagano tra i ragazzi come sempre, come se non si stesse combattendo a poca distanza. Cosa significa fare una rivoluzione? Per che libertà, per che democrazia si sta lottando?».

Ecco il fotoreportage realizzato da Mattia Cacciatori In Turchia:

Nel dicembre 2012, Cacciatori era a Gaza e ha potuto ritrarre il 25° anniversario di Hamas, il controverso movimento palestinese che non riconosce alcuna legittimità allo Stato di Israele (controverso nella stessa storia dei movimenti palestinesi e nelle stesse dinamiche di rappresentanza e di lotta politica per l’affermazione delle sovranità palestinesi). Hamas ha un vasto sostegno popolare ma è considerata un’organizzazione contaminata dal terrorismo da gran parte del mondo occidentale, Unione Europea compresa. «Circa 200.000 persone nelle strade della città – racconta Cacciatori – per celebrare l’anniversario, per acclamare Hamas e i suoi leader. Khaled Meshaal, il leader massimo del partito, parla dal palco nel parco di alKatiba. Soldati sorvegliano e pattugliano le strade e i palazzi. Ci sono donne, bambini, anziani, gruppi di sostegno che arrivano dall’estero».

Il fotoreporter si trova nel ribollire della piazza e a dare un’idea di quel ribollire non ci sono solo le scene dell’adunanza,  le divise paramilitari, i vessilli o il ritratto della faccia disperata e iraconda di un vecchio palestinese ma, forse più di tutte, c’è anche quell’istantanea apparentemente “normale” in cui un bimbo imbraccia un mitragliatore.

Questo il fotoreportage realizzato a Gaza:

Il fotoreporter veneto, nel mese di dicembre 2013, ha svolto un seminario alla Scuola di giornalismo di Perugia. Nell’occasione è stato intervistato da una dei 24 praticanti.